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Le aziende hanno come obiettivo i profitti e, nell'odierna società dei consumi, il mercato dell'infanzia è prezioso come l'oro. Rendiamocene conto: qualcuno sta sfruttando i nostri figli perché valgono oro. Piegando ai propri scopi i progressi della tecnologia, le aziende"acchiappabambini" fanno sì che i ragazzi crescano come consumatori prima ancora che come persone.
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Intercettando i loro bisogni ideali (amicizia, condivisione, accettazione di sé), li svuotano e li sostituiscono con bisogni materiali (abiti, cellulari, videogiochi). Distorcono la percezione che i ragazzi hanno di loro stessi ponendo degli oggetti alla base delia loro autostima, influenzano e compromettono le relazioni interpersonali, spezzano il legame tra infanzia e natura. Non è normale che i bambini si abbuffino di snack, patatine e altri "cibi spazzatura" che vengono spacciati per alimenti sani. Non è normale vendere biancheria allusiva, cartoleria a marchio Playboy e pali giocattolo per la lap dance a bambine della scuola primaria. Non è normale che le aziende ingaggino pre-adolescenti da trasformare in ambasciatori dei loro prodotti. Vi sembra impossibile? Eppure ne! 2007, diverse ragazzine di età compresa tra i 7 e gli 11 anni sono state reclutate per conto della Mattel per commercializzare il lettore Mp3 Barbie, mentre maschietti della stessa età promuovevano i prodotti del marchio Hot Wheels. Ogni fine settimana, uno stuolo di bambini dai 7 anni in su riferiva alle ditte cosa funzionava e cosa no.