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Se pur non sfugge alla suggestione letteraria di opere quali i Portraits intimes dei Fratelli Goncourt piuttosto che i Portraits in miniature di Giles Lytton Strachey, questo libro non è un semplice contenitore di racconti collegati dalla loro mera appartenenza ad un clima, in quanto articola, entro la cornice di due vicende speculari che rinviano alla scoperta e alla colonizzazione europea del Nuovo Mondo, ma con levità di intonazioni, una sequenza emblematica di inediti episodi attinenti l'universo dell'arte e manifestanti una sorta di malessere, di inquietudine, di instabilità e pure di «lacrime e sangue»: insomnia, dietro l'illusione delle «magnifiche sorti, e progressive», il presagio della sconfitta. Il lettore apprenderà, così, incidenti imbarazzanti della vita di grandi artisti (ad esempio: fu un penoso fiasco teatrale ad anticipare l'invenzione palladiana dell'Olimpico?); o rintraccerà un campionario di figli di grandi artisti con il complesso del genitore ingombrante (ad esempio: perché sì butta giù da un balcone Francesco, tìglio di Jacopo dal Ponte); o incontrerà figli fidati (ad esempio: perché chiede il porto d'armi Orazio, figlio di Tiziano?), ma anche degeneri e assassini (ad esempio: perché Palladio non riesce a dar sepoltura al prediletto figlio Leoni-da?). Altro troverà, il lettore. Il 'doppio' che ritorna (chi è veramente lo scultore Antonio Canova che muore misteriosamente a Follina nel 1873?), il falsario come trasmutazione di Jekyll in Hyde, i falsi (fu davvero Filippo Calendario il geniale architetto di Palazzo ducale a Venezia?), i contrabbandieri (perché i mercanti fiamminghi di quadri fratelli van Veerle ebbero quattro differenti cognomi?), le stregonerie (come morì il pittore veronese Felice Bru-sasorci?), la casa d'artista maledetta (perché fu teatro di morti incomprensibili la residenza veneziana di Tiziano?), un ponte carrabile e pedonale da Venezia a Murano nel Cinquecento.