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Tra il 1914 e il 1945 i caduti tedeschi durante le due guerre mondiali furono più di 7.000.000.
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Che ne fu dei loro resti? Come vennero ricordati? Come l'architettura contribuì all'esaltazione della loro memoria? Dal 1920 sino al 1970 il Reich ha promosso la costruzione di un migliaio di cimiteri e memoriali nelle Fiandre, nella Prussia Orientale, nei Balcani, in Francia, in Africa, in Italia e persino in Palestina.
Questo libro racconta la storia della loro pianificazione e costruzione, a cominciare dalla questione politica delle sepolture di guerra in Germania (dalla Repubblica di Weimar al Terzo Reich), per andare ad analizzare in particolare cimiteri e memoriali tedeschi in Italia, e la discussione sulla loro presenza nel secondo Dopoguerra, legata in particolare ad alcuni casi (Tolmino, ora in Slovenia, e poi Pinzano, Feltre San Paolo, Quero e Pordoi)
Il volume si sofferma sul significato delle sepolture quale conseguenza della guerra moderna, «la guerra dei materiali», che ha sancito «il venir meno dell'eroe come figura esemplare» e l'affermarsi del culto riservato al milite ignoto, «alle vittime senza nome, ai figli della terra il cui destino è fecondare la Madre Terra», ha scritto Ernst Jünger. Ma «le uccisioni in massa», ha osservato Elias Canetti, «non cancellano l'uccisione dei singoli individui alla vecchia maniera, non fanno altro che includerla», nei modi che questo libro spiega.