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Attraverso il «Corriere», Cesare Lombroso (1835-1909) fece scuola.
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In senso proprio, ospitando i contributi dello studioso e dei suoi allievi, le colonne del quotidiano giocarono un ruolo importante nella battaglia intorno alla legittimazione dell’antropologia criminale come scienza positiva, con tutte le implicazioni che il dibattito ebbe in ambito giuridico e, più tardi, nella psichiatria e nelle scienze sociali. In senso più esteso, le ricerche lombrosiane sulle connessioni tra genio e follia, sull’atavismo, sulla malattia mentale, sui fenomeni ipnotici aprirono la strada a un nuovo modo di affrontare la cronaca nera, contribuirono alla nascita del romanzo giudiziario, forgiarono un immaginario capace di imprimersi profondamente nella memoria collettiva. Se il suo pensiero risulta oggi “figlio del suo tempo”, e appare a noi spesso inattuale, gli esiti della sua popolarizzazione, soprattutto attraverso la stampa quotidiana, furono apprezzabili e di lunghissimo periodo, muovendosi sul crinale, sottilmente sfumato, fra scienza e letteratura.
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Biblioteca del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia "Livio Paladin"
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