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Nella lunga e laboriosa gestazione che, nel 2011, ha portato in edicola «la Lettura», il supplemento culturale del «Corriere della Sera», molte sono state le incertezze, le strade percorse e poi abbandonate, le riflessioni e gli aggiustamenti di tiro.
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Uno dei punti fermi, però, è stato il richiamo, non solo nella testata, all’esperimento pionieristico voluto nel 1901 dall’allora direttore del «Corriere», Luigi Albertini, con la direzione del commediografo Giuseppe Giacosa. Un mensile illustrato che andava a potenziare la proposta di lettura di un quotidiano avviato rapidamente ad acquisire leadership nazionale. Nonostante la sua vita piuttosto lunga (1901-1945, con un’appendice nel 1946), la grande diffusione e il successo riscontrato, «La Lettura» fondata da Albertini è rimasta ai margini degli studi di storia del giornalismo. La ragione di questa omissione sta nella sua natura ibrida tra rivista letteraria e magazine popolare, «alta cultura» e letteratura di consumo, approfondimento ed evasione: una formula nuova tra i periodici della prima metà del Novecento. La sua originalità nasceva dall’identificazione di un potenziale nuovo destinatario, «avido di letture ma digiuno di lettere»: a questo pubblico «La Lettura» offriva, con un’ampiezza di visione e una cura realizzativa esemplari un prodotto che ancora oggi stupisce per qualità, ricchezza, coraggio. Nel festeggiare il decimo compleanno de «la Lettura», vogliamo mettere in luce il filo che lega il supplemento culturale del «Corriere» all’antenato di più di un secolo fa. La copertina d’artista è il manifesto di questa continuità: come «La Lettura» novecentesca è stata una vetrina per i maggiori illustratori, cartellonisti, pittori dell’epoca, così l’attuale ha inanellato una galleria di opere inedite che ha avvicinato l’arte, contemporanea al grande pubblico. Le analogie proseguono nelle scelte grafiche interne che, in uno come nell’altro caso, sono sempre al servizio di un rapporto sperimentale, innovativo, fra il testo e l’immagine, sia essa fotografica, sia essa illustrata, sia che si affacci ’ su nuovi linguaggi della rappresentazione, come nel caso delle visual data che costituiscono una componente strutturale de «la Lettura» di oggi. Un rapporto che non solo valorizza esteticamente il contenuto, ma si mette al servizio di una comunicazione il più possibile limpida in cui la «chiarezza» e la «semplicità» invocate da Giacosa nel suo editoriale di apertura del gennaio 1901 trovano nuove coordinate, nuove declinazioni, senza però perdere mai di vista l’obiettivo finale: interessare e intrattenere chi legge, aiutandolo a capire il mondo che lo circonda. Si è dovuto aspettare sessant’anni, prima che «La Lettura» rinascesse. Anni densi di pensieri, tentativi, elaborazioni che stanno a testimoniare la vitalità di un modello. E nel comporre i tasselli di questo percorso dal 1901 a oggi non si può fare a meno di notare come, spontaneamente, si delinei anche una storia della cultura italiana. Molti dei suoi personaggi e interpreti sono a vario titolo transitati da via Solferino, o sono stati ospitati dalle pagine del «Corriere» e dei suoi supplementi. Vi si trova traccia di fatti salienti, tendenze, orientamenti della letteratura, dell’arte, delle scienze e delle nuove discipline. Ma, a un livello ancora più profondo, è il continuo dialogo con la società ad articolare il racconto. Qualcosa di più di un rispecchiamento: è la volontà di interpretare e formare, nel senso della responsabilità e della conoscenza, quella stessa società che ritrova sé stessa in un prodotto culturale. È una storia disorganica, angolata, parziale, certo. Ma le storie che nascono dalla «polvere del reale» sono fatte così. E, quando si parla di giornali, questo non può che essere un titolo di nobiltà.
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Biblioteca del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia "Livio Paladin"
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