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"Il voyeur" è un romanzo in cui "le cose sono là", come dice lo stesso Robbe-Grillet. Un romanzo di superficie, in cui le pagine sembrano semplicemente registrare quanto il nervo ottico percepisce degli oggetti. Il voyeur, infatti, non è un personaggio, ma quel particolare viaggiatore, quel voyageur che è lo sguardo, davanti a cui tutto è, semplicemente, esposto.
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Meglio, sovraesposto. Come in una fotografia in cui c'è troppa luce, nel romanzo, scrive Donata Meneghelli in prefazione, "il chiarore dissolve ogni cosa, prima fra tutte l'intrigo". Lo stesso evento - l'omicidio, vero o presunto che sia - al centro del romanzo, "è narrativamente messo in bianco", stinge, fino a diventare un punto vuoto. Poco importa infatti che del delitto di quella tredicenne, il cui corpo è stato ritrovato, nudo e martoriato, in mare, si dia una descrizione per sottrazione, al negativo, facendoci dubitare che esso sia realmente accaduto, che sia realmente stato commesso. Tutto il romanzo, scrive ancora Meneghelli, "galleggia - come quel corpo - in uno stato di indecisione, perennemente sospeso tra realtà e immaginazione, tra fatto e possibilità, tra passato e presente".