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Il saggio si propone di investigare l'opera di Leopardi a partire dal suo rapporto con le categorie fondanti l'Illuminismo storico, per come è stato codificato dai teorici francesi immediatamente antecedenti la Grande Rivoluzione. Leopardi è attento lettore degli autori fondatori dei Lumi, come testimoniano i frequenti rimandi a concetti, categorie e contenuti da essi elaborati.
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Non ne è stato però un semplice epigono: infatti, nella sua opera è presente una vera e propria ridefinizione critica delle idee fondanti la visione illuministica. La "Ragione", la "Verità" che ne è la parusia positiva, la "Natura umana", la "socievolezza", il "diritto", la "cultura", e le loro realizzazioni storiche nella "civiltà", nel "popolo" e nella "Nazione", che nell'illuminismo assumono valori al contempo sostanziali e progressivi, sono ripresi da Leopardi in un idealismo immanentistico che ne recupera l'empirismo speculativo e la valenza evolutiva, ma non il portato eudemonistico. Leopardi ne rideclina i termini in funzione di una razionalità, di un'umanità e di una storicità "al nero", ossia connotate come essenze e modi costitutivamente avversativi, in cui i fondamenti del reale assumono i caratteri del disvalore, della devianza e dell'antagonismo. [...]