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Un maturo scrittore sloveno, reduce dai campi di concentramento nazisti, riceve un giorno l'insolita Iettera di una sconosciuta, che in modo allusivo paragona il male da lei subito nell'infanzia con gli orrori della deportazione e dello sterminio. Una confessione indecifrabile, un segreto gelosamente custodito per tanti anni.
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Solo a poco a poco lo scrittore comprenderà quale sia la prova dolorosa e indicibile che ha segnato per sempre la giovane donna e che fatalmente li accomuna: entrambi hanno subito l'estrema violazione del corpo, annientato nei lager o aggredito dalla più nascosta, ma non meno devastante, violenza familiare. E solo nella profondità di un eros ritrovato i loro corpi sapranno riguadagnare equilibrio e fiducia, riscattando la dignità offesa. Un romanzo coraggioso che illumina - con la dolente lucidità di cui Pahor è maestro - il paradosso della ragione umana, insieme fonte di bellezza e di distruzione. Pagine intrise di memoria, individuale e collettiva, che scavano in quelle libertà negate o soffocate da cui sempre riverberano domande irrisolte, esistenze inquiete, conflitti mai pacificati.