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Il disagio di fronte alla volgarità e alla massificazione della società moderna, la ricerca di valori più elevati, la forza liberatrice degli impulsi primordiali, il rimettersi in gioco da zero a partire da una nuova consapevolezza; sono questi alcuni dei temi che si intrecciano in Il lupo della steppa, uno dei romanzi più radicali e affascinanti di Hesse, pubblicato nel 1927 in un'Europa i cui regimi totalitari si vanno moltiplicando. Il protagonista, Harry Haller, vive bloccato in una condizione di impotente felicità generata da un insanabile dissidio interiore tra l'uomo - cioè tutto ciò che ha in sé di spirituale, di sublimato o per lo meno di culturale - e il 'lupo' - cioè tutto ciò che ha di istintivo, di selvatico e di caotico -, e si è chiuso in un isolamento quasi totale rispetto al mondo meschino e privo di spirito in cui vive, arrivando ad un passo dal suicidio. Successivamente Harry viene però rieducato alla vita comune, quella di tutti, da una donna incolta ma esperta e intelligente e trova una via che gli consente di intuire meglio quali sono le 'non-regole' dell'assurdo gioco della vita e come ricominciare a giocarlo. Non sempre i contemporanei di Hesse hanno saputo cogliere appieno la ricchezza di significati di questa opera che è anche una beffarda satira della Germania di Weimar e l'autore stesso ha sentito la necessità di precisare: "...la storia del lupo della steppa rappresenta sì una malattia e una crisi, ma non verso la morte, non un tramonto, bensì il contrario: una guarigione".