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Il dodicesimo libro dei Ritratti di santi : Giuseppe sposo di Maria, Anselmo d'Aosta, Martino de Porres, Vincenza Gerosa, Bartolomea Capitanio, John Henry Newman, Maria Candida dell'Eucarestia, Oscar Romero, Jerzy Popieluszko, Chiara Luce Badano
I Ritratti di santi, per cui l'autore è ormai noto a un largo pubblico di lettori, non fanno parte della pur abbondante produzione di Antonio Sicari che nasce come saggistica scritta riguardante la mistica, la spiritualità, l'esegesi o la teologia. Si tratta, infatti, di scritti che partecipano a un genere letterario che ha una lunga tradizione nella storia cristiana.
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I Ritratti, redatti anch'essi per iscritto dall'autore, nascono dalle conferenze di Quaresima che padre Sicari tiene da molti anni. Il presente volume raccoglie quelle del 2010 e del 2011. Come sempre, ogni conferenza riguarda un santo che, come l'autore stesso conferma, è stato scelto, di volta in volta, in modo piuttosto occasionale: o perché la Chiesa lo ha recentemente indicato, o perché i fedeli stessi lo hanno suggerito in base all'affetto e alla devozione. Talvolta l'autore ha dovuto assecondare richieste insìstenti e più volte ripetute, come è avvenuto, ad esempio, per il ritratto di san Giuseppe, che sembra giungere piuttosto tardi, ma è stato lungamente meditato e perciò anche atteso. II volume permette anche alcuni accostamenti significativi, pur se occasionali. U lettore non faticherà ad accostare la figura di sant'Anselmo d'Aosta a quella di John Henry Newman, ambedue luminose per la «carità dell'intelligenza»; sentirà vicine l'esperienza martiriale di Oscar Romero e quella di Jerzy Popieluszko, che seppero testimoniare congiuntamente l'amore alla Chiesa, al proprio sacerdozio e alla propria terra; si commuoverà per la fantasia caritatevole di san Martino de Porres - un fraticello peruviano del Cinquecento -, che ben s'accorda all'umile genialità di Vincenza Gerosa e di Bartolomea Capitanio, due ragazze bresciane dell'Ottocento; e potrà restare stupito sia per A «candore» di una ragazza siciliana affascinata dall'Eucaristia (anche se splendente in una clausura} che per la «chiarità» di una moderna ragazza ligure che ha saputo rendere luminosa perfino la sofferenza, imparando dalla grande Chiara Lubich a fare compagnia a «Gesù Abbandonato». Accostamenti casuali, dicevamo, o forse no, se si pensa che tutte le vicende accadono sulla scena dove, da secoli, è rappresentata sempre la stessa vicenda d'amore tra Cristo e la sua Chiesa.