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in quest'ultima raccolta di saggi A/lcLuhan ci dice che la forma letteraria dell'era elettronica torna ad appropriarsi del mito come forma di descrizione di un tempo dell'assoluto presente, anteriore rispetto alla storia e a essa preesistente come un archetipo, un principio fondatore.
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Tuttavia, il mito nell'arte antica forniva i contenuti che spiegavano il mondo e la realtà, mentre, in epoca moderna, questo connubio si è rovesciato, e il mito si serve dell'arte e della letteratura per rappresentare se stesso in quanto forma, e non contenuto, di una realtà divenuta inclusiva, elettronica e globale. Bisogna considerare il ruolo sociale della letteratura a partire dall'innovazione tecnologica: la tecnologia produce una trasformazione che esige un ripensamento delle strutture formali della comunicazione letteraria. In questa ultima raccolta di saggi di critica letteraria la distinzione fondamentale messa in risalto da McLuhan non è tanto quella tra occhio e orecchio come metodo percettivo, quanto quella tra il carattere inclusivo del linguaggio che usa la suggestione e il carattere esclusivo del linguaggio frammentato della scrittura come metodi della conoscenza. Da questa considerazione l'Autore arriva a una conclusione: quello che autori come Eliot, Lawrence, Burroughs comunicano al lettore non è il fatto, ma l'esperienza di un fatto. McLuhan userà nei suoi libri lo stesso metodo definito a "mosaico" per descrivere la narrazione elettronica che è una forma di oralità secondaria, rappresentata dalla convergenza di tutti i sensi nella comunicazione.