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Un campo di concentramento fascista : Gonars, 1942-1943

Kersevan, Alessandra

testo non letterario Gonars 2003

Abstract

Questa ricerca, partita negli anni Novanta con il rinvenimento nell'Archivio di Stato di Udine di una trentina di sconvolgenti lettere di internate e internati del campo di concentramento di Gonars, in provincia di Udine, si propone di contribuire, attraverso l'approfondimento della storia specifica di questo campo, a diffondere la conoscenza dei crimini di guerra fascisti nella seconda guerra mondiale. È una vicenda tremenda quella che si è svolta a Gonars nel 1942-43, con l'internamento da parte del regime fascista e dell'esercito italiano di molte migliaia di sloveni e croati, uomini, donne, vecchi, bambini, e la morte di quasi 500 di essi fra sofferenze inenarrabili. Una storia che non può essere minimizzata, e che richiede una presa di coscienza collettiva degli italiani e un suo inserimento anche nel patrimonio conoscitivo delle nuove generazioni.
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  • 30/10/2021   

    UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO FASCISTA. Gonars 1942-1943

    Il 60° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Gonars è l’occasione per la presentazione della pubblicazione che Alessandra Kersevan ha dedicato a questa vicenda. Un libro nuovo che approfondisce i contenuti di “Oltre il filo” di Nadja Pahor Verri, edito nel 1993, grazie a documentazione inedita e ad una ricerca di grande interesse ed attualità, commissionata dal Comune di Gonars con il contributo della Provincia di Udine, che concorre ad un risveglio della nostra memoria atrofizzata in merito all’esistenza dei campi di concentramento per civili allestiti dal regime fascista durante il secondo conflitto mondiale. Ricordare la tragedia del campo di Gonars e riconoscerne le responsabilità italiane non è solo una questione storica o di politica internazionale ma anche di sensibilità civile ed è per questo che l’Amministrazione Comunale di Gonars ritiene che sia un dovere civico far conoscere quali sono state le responsabilità dell’Italia che pesano sul destino subito dalle popolazioni slovene e croate durante l’occupazione della Jugoslavia. Nel campo di Gonars, che fu aperto nel 1941 e fu attivo fino al settembre 1943, vennero internati in maggioranza sloveni e croati. Durante questo periodo il regime di vita particolarmente duro causò la morte di oltre 400 internati civili tra cui molte donne e bambini. La memoria delle vittime di questo campo italiano è custodita oggi da un grande sacrario sorto nel cimitero di Gonars, su progetto dello scultore accademico Miograd Zivković, di cui quest’anno ricorre il 30° anniversario dell’inaugurazione che avvenne nel dicembre 1973. Nel mese di novembre di ogni anno questo luogo della memoria ospita una sentita cerimonia a cui partecipano rappresentanti delle repubbliche slovena e croata ed ex internati. Poco lontano dal complesso commemorativo sorgeva il campo di cui oggi non resta praticamente nulla, se non le fosse in cemento delle latrine, alcuni resti di piazzole in cemento che servivano a basamento di alloggiamenti e baracche ed un terrapieno che sfuggono allo sguardo dei passanti. La loro presenza, però, potrà permettere la realizzazione di un “parco della memoria” in grado di rievocare in modo autentico il progetto angosciante che lo Stato italiano fascista aveva riservato alle popolazioni della Jugoslavia assoggettate al suo dominio: la deportazione di massa della popolazione civile. Questi imbarazzanti memorie ci impongono nuove considerazioni e maggiori ricerche. Il sistema dei campi di concentramento fascisti, anche se non ha raggiunto il livello di orrore e sterminio nazista, non deve essere giudicato marginale e la dimenticanza di questa parte di storia accompagnata dalla distruzione di molte delle strutture che la simboleggiano, ci obbliga ad acquisire una maggiore consapevolezza del nostro passato attraverso una corretta divulgazione della memoria per trarne una lezione civile in questa nostra società che deve essere sempre più aperta alla convivenza tra i popoli. Solo in questo modo si potrà contribuire ad una più attenta conservazione di questi luoghi e a mantenere alto il monito contro ogni forma di prevaricazione dei diritti e delle libertà personali.
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