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I ventotto racconti di Francis Scott Fitzgerald scelti da Malcom Cowley per "The Stories", un'antologia uscita in America negli anni Cinquanta e ristampata in Italia da Mondadodori nel 1981, erano quasi tutti già apparsi in volume prima della morte dell'autore.
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Intatta è la freschezza e l'attualità del mondo descritto da Fitzgerald ed egli pare averne colto gli elementi più essenziali ed anticipatori. I suoi personaggi sembrano incarnare tipi psicologici a noi contemporanei. Molti di loro sono giovani desiderosi di partecipare ad un gioco di società di cui non conoscono perfettamente le regole, ma in cui sentono il dovere di primeggiare: duellando apertamente con le loro illusioni, vorrebbero protrarre la loro adolescenza, e questa si vena a poco a poco d'una consapevolezza nuova, a volte combattiva ed ironica, altre volte effimera o tragica. Alcuni di questi racconti furono apprezzati da Hemingway, altri furono bollati con sentenze perentorie. Così, "Il diamante grosso come l'hotel Ritz", che apre la raccolta di Cowley, fu laconicamente definito da Hemingway "spazzatura", e "Il giovanotto ricco" gli parve "profondamente sciocco". In effetti, in alcuni dei racconti di Fitzgerald c'è come una sordadrammatizzazione, e il narratore sembra partecipare un po' troppo alla fragile inquietudine che affligge i suoi eroi. Altri, in compenso - e sono la maggioranza - colpiscono proprio per l'assoluta pertinenza del tono del narratore rispetto alla vivacità dei dialoghi e alla variegata psicologia dei personaggi. A confronto con i protagonisti dei romanzi, questi dei racconti sono meno compositi e sfumati, più immediati e anche, a volte, piacevolmente ingenui e irrequieti, tanto che alcuni di loro - come per esempio quelli di "Berenice si taglia i capelli" - potrebbero benissimo essere usciti da qualche racconto di Salinger.