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Oggi siamo spettatori di un rapporto errato, e spesso stravolto, con il cibo; e attraverso di esso notiamo una relazione ambigua sia con il proprio corpo, sia con altre dimensioni della propria vita.
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Le forme in cui si manifesta questa patologia sono diverse: dal cibo come puro oggetto di consumo al cibo come realtà da combattere in quanto minaccia un'idolatria del corpo; al cibo, infine, come mezzo di distruzione del proprio corpo. Tutte queste forme evidenziano una difficoltà a relazionarsi con il proprio corpo e con l'interiorità del proprio essere. Gli antichi monaci mettevano in guardia da un subdolo pericolo, all'apparenza innocuo: quello della gola. L'ingordigia con cui ci si pone in relazione con il cibo è simbolo della pretesa di possedere in sé la vita. Solo un equilibrato discernimento dei propri bisogni (di cui il cibo è metafora) permette di giungere al dominio di sé e alla libertà interiore. La terapia del digiuno aiuta ad aprire la nostra vita ai bisogni più veri e a comprendere che la vera fame è, in fondo, una dimensione dello Spirito: è la fame di Dio.Il ibro fa parte di una serie dedicata agli otto pensieri malvagi, tutti scritti da Adalberto Piovano.
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