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Il ruolo decisivo di Claude Monet nella formazione estetica di Marcel Proust e i punti di contatto tra le loro poetiche: ecco l'itinerario lungo il quale l'autrice di queste pagine ci accompagna, ripercorrendo le tappe più significative dei due percorsi creativi - dall'incompiuto Colazione sull'erba del giovane Monet all'incompiuto Jean Santeuil del giovane Proust, sino ai loro massimi capolavori, Le grandi decorazioni dell'Orangerie di Parigi e Alla ricerca del tempo perduto. Scopriamo così che l'elaborazione dei grandi temi proustiani - il tempo, l'oblio, la memoria involontaria - si è costantemente intrecciata alle meditazioni dello scrittore sulla pittura di Monet, dai primi dipinti impressionisti all'invenzione delle «serie», in particolare quelle delle Cattedrali, dei Mattini sulla Senna, delle Ninfee. Con straordinaria acutezza e in ragione di profonde affinità, Proust intuiva che il vero «soggetto» di quelle serie meravigliose, che lui vedeva trascorrere da una tela all'altra, era il tempo, il tempo «sovrano reggitóre e regolatore della nostra vita e dell'universo», che nel suo flusso nascosto trasporta in un perenne andirivieni, dal nulla verso ìl nulla, esseri e cose, Consapevole di quanto effimero fosse lo splendore dell'attimo che subito si spenge, Monet cercava con le «serie» di vincere - attraverso la durata - la caducità e l'oscura morte che l'accompagna. Dunque, per Monet come per Proust, l'opera d'arte diventa il luogo in cui fissare «una realtà che sta per lasciarci per sempre» e per ritrovare, nel felice presente della creazione, il tempo perduto.