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Lego, Barbie, Playmobil, Puffi, Mini Pony. Sono questi i nuovi soggetti e, in alcuni casi, perfino i nuovi strumenti dell'arte. Sono sempre più numerosi, infatti, gli artisti, pure veri e propri "big", che prendono ispirazione dai giocattoli più noti e diffusi, in particolare negli anni Settanta e Ottanta, per creare opere d'arte.
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Si comincia dal Lego in un viaggio intorno al mondo tra sculture, dipinti, street art, che va dall'americano Nathan Sawaya al cinese Ai Weiwei, dagli olan-desi Leon Keer e Jan Vormann al tedesco Martin Heuwold, in arte MegX, fino agli italiani Stefano Bolcato e Udronotto. Poi, le Barbie, che hanno ispirato Andy Warhol, Catherine Théry, Francesco De Molfetta, Jocelyne Grivaud, Pool & Marianela, Freya Jobbins, David Parise. E i Playmobil di Pierre-Adrien Sollier, Mat Kemp, Ivan Madrigal, Nikos Rakka, i puffi di Paolo Tagliaferro e Mamafaka, i My Little Pony di Mari Kasurinen e così via, passando per il Dolce Forno celebrato da Max Ferrigno, i Care Bears di Jerkface, giochi da tavolo e videogame. Una vera e propria seconda giovinezza per i giocattoli e pure per l'arte. Tra storia, sculture, dipinti e nostalgia, una ricerca delle radici di questa nuova "passione" internazionale, raccontata anche attraverso interviste agli artisti. Un viaggio nei decenni e nelle tecniche, per illustrare come mattoncini, bambole, personaggi e giochi da tavolo hanno costruito il nostro immaginario. Il primo studio approfondito sul giocattolo contemporaneo come icona pop
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Biblioteca d'arte "Sergio Molesi" - Museo Revoltella
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