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Paul Sturgis è un ex direttore di banca che vive solo in un piccolo, buio appartamento che un tempo gli pareva un pied-à- terre di lusso.
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Passeggia da solo e mangia da solo, scambiando convenevoli che non peccano mai di invadenza, improntati come sono alla più rigida cortesia, con gli estranei che incontra via via per strada: la ragazza carina australiana che gli taglia i capelli, la signora della tintoria. La sua sola più assidua frequentazione, il momento in cui si lascia andare un po' oltre l'etichetta, è la visita domenicale a una cugina acquisita e rimasta vedova che abita nella zona nord di Londra. Una cugina acquisita non è però un cugino stretto, è poco più di un'estranea con la quale l'intimità non è certo possibile. Il risultato è che Sturgis non riesce a trarre alcun senso dalla sua solitudine e dal suo vivere ai margini dell'esistenza. La paura di finire i suoi giorni da straniero in mezzo a stranieri lo invade e, frugando nella memoria, Sturgis si strugge alla ricerca delle ragioni della sua solitudine, del fallimento delle sue relazioni, degli amori e delle compagnie perdute. Poi, improvvisa, sorprendente, inaspettata la svolta: Sturgis incontra una giovane divorziata che lo ridesta alla vita, scuotendolo e liberandolo dalla sua noiosa routine. Sicché quando riappare sulla scena l'amica di un tempo, l'ex direttore di banca si ritrova costretto a fare i conti con la sua vita e a decidere con chi trascorrere il resto dei suoi giorni. Strepitoso romanzo che ricorda gli ultimi libri di Philip Roth sulla crudeltà della vecchiaia, “Stranieri” ci consegna alcune delle pagine migliori della regina delle lettere inglesi: Anita Brookner.